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Comiso, finge di essere un poliziotto e tenta di truffare una madre: denunciato un rivenditore telefonico

Ragusa ( venerdì, 16 ottobre 2026)– La donna era stata convinta che la figlia fosse coinvolta in un grave incidente stradale e che servissero 7.000 euro e gioielli per evitare conseguenze giudiziarie. Le indagini della Polizia di Stato hanno portato all’identificazione di un cinquantenne, accusato di truffa, favoreggiamento e falsità ideologica.

di Marika Ballarò

Un presunto incidente stradale, una figlia in difficoltà e la richiesta urgente di consegnare denaro e preziosi per risolvere una situazione giudiziaria. È questo lo scenario costruito da un truffatore che ha cercato di raggirare una donna di Comiso, facendo leva sulla paura per la sorte della figlia. Il piano, tuttavia, non è andato a buon fine grazie alla prontezza della vittima, che è riuscita a verificare direttamente quanto le era stato raccontato.

La vicenda si è conclusa con la denuncia di un uomo di cinquant’anni, titolare di un’attività autorizzata per la rivendita di servizi telefonici. Al termine degli accertamenti, la Polizia di Stato lo ha deferito all’Autorità giudiziaria, ritenendolo coinvolto, a vario titolo, nei reati di truffa, favoreggiamento e falsità ideologica.

Tutto è cominciato quando la donna ha ricevuto una chiamata sulla propria utenza telefonica domestica. Dall’altra parte della linea, un uomo si è presentato come appartenente alle forze dell’ordine, comunicandole una notizia particolarmente allarmante: la figlia sarebbe stata coinvolta in un grave incidente stradale.

Secondo il racconto fornito dall’interlocutore, la giovane avrebbe attraversato un incrocio con il semaforo rosso, investendo una donna in stato di gravidanza. Una versione dei fatti presentata con toni preoccupanti e in modo da far apparire la situazione estremamente urgente.

L’obiettivo sarebbe stato quello di impedire alla vittima di riflettere con lucidità, spingendola ad agire immediatamente per aiutare la figlia. La conversazione telefonica si sarebbe protratta per circa un’ora, durante la quale il sedicente appartenente alle forze dell’ordine avrebbe insistito affinché la donna preparasse 7.000 euro in contanti e tutti i gioielli che aveva in casa.

Il denaro e gli oggetti preziosi sarebbero serviti, secondo quanto riferito al telefono, a versare un risarcimento immediato e a evitare conseguenze giudiziarie per la figlia, favorendone il rilascio.

Una richiesta studiata per sfruttare il legame affettivo tra madre e figlia e generare una forte pressione emotiva, inducendo la donna a consegnare i propri beni senza avere il tempo di verificare la veridicità della storia.

Nonostante la preoccupazione provocata dalla telefonata, la donna è riuscita a interrompere il contatto e a mettersi direttamente in comunicazione con la figlia. È stato proprio questo passaggio a far emergere l’inganno: la giovane non era coinvolta nell’incidente descritto dal sedicente poliziotto e l’intera vicenda era stata inventata per ottenere denaro e gioielli.

Una volta compreso di essere finita nel mirino di un tentativo di truffa, la madre, insieme alla figlia, si è recata presso il Commissariato di Pubblica sicurezza di Comiso per raccontare l’accaduto e presentare denuncia.

La segnalazione ha permesso agli investigatori di avviare gli approfondimenti necessari per ricostruire il meccanismo utilizzato e risalire alle persone coinvolte. Gli accertamenti si sono concentrati anche sulla linea telefonica dalla quale era partita la chiamata, elemento utile per individuare possibili responsabilità.

Seguendo le tracce della numerazione utilizzata per contattare la vittima, gli agenti hanno verificato le modalità con cui era stata attivata la scheda Sim impiegata nel tentativo di truffa.

Dalle verifiche è emerso che la scheda sarebbe stata registrata senza riportare correttamente i dati del suo effettivo utilizzatore. Un’irregolarità che avrebbe potuto rendere più difficile risalire alla persona che aveva utilizzato il numero telefonico per mettere in atto il raggiro.

Gli investigatori hanno quindi approfondito le procedure seguite per l’attivazione della Sim, concentrando l’attenzione sull’attività commerciale attraverso la quale era stata registrata.

Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire il coinvolgimento di un cinquantenne, titolare di un punto vendita autorizzato alla rivendita di servizi telefonici. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe inserito nei registri previsti dalla normativa dati anagrafici non veritieri, senza effettuare i necessari controlli sulla documentazione.

Tale condotta avrebbe agevolato l’utilizzo della scheda da parte di una persona diversa da quella formalmente registrata, ostacolandone l’identificazione.

Sulla base degli elementi raccolti, il cinquantenne è stato denunciato in stato di libertà all’Autorità giudiziaria per le ipotesi di reato contestate. La sua posizione sarà ora valutata nelle sedi competenti.

L’episodio rientra nell’attività di contrasto alle truffe condotta dalla Polizia di Stato nella provincia di Ragusa, con particolare attenzione ai raggiri che sfruttano la paura, la vulnerabilità emotiva e la preoccupazione per i familiari.

Il caso di Comiso richiama l’attenzione su una modalità di truffa nella quale i malintenzionati si presentano come appartenenti alle forze dell’ordine e inventano emergenze giudiziarie per ottenere denaro o oggetti di valore. Le richieste vengono spesso accompagnate da racconti drammatici e dall’insistenza sulla necessità di agire subito, così da impedire alla vittima di effettuare verifiche.

Per questo motivo, la Polizia ribadisce una raccomandazione fondamentale: nessun appartenente alle forze dell’ordine chiede denaro, gioielli o altri beni a domicilio per risolvere incidenti stradali o impedire conseguenze giudiziarie.

In caso di telefonate sospette, è importante interrompere la conversazione senza consegnare nulla, contattare direttamente il familiare indicato nella chiamata e verificare le informazioni attraverso canali ufficiali. Se si sospetta un tentativo di truffa, è possibile rivolgersi alle forze dell’ordine o chiamare il numero unico di emergenza 112.

La vicenda si è conclusa senza che la donna consegnasse i beni richiesti. La sua decisione di verificare personalmente quanto raccontato e di rivolgersi al Commissariato ha consentito di avviare le indagini e di individuare il presunto responsabile delle irregolarità legate alla scheda telefonica.

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Last modified: Ottobre 21, 2026
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